Interventi non farmacologici nella gestione delle persone con deficit cognitivi

Dal 1999 ad oggi, anche con la complicità dello stallo nella ricerca di terapie farmacologiche efficaci per la malattia di Alzheimer, c’è stata una vera e propria esplosione di studi nell’ambito degli interventi non farmacologici (NPT) rivolti al paziente e ai loro caregiver (chi si prende cura di loro). Con il termine di interventi/approcci non farmacologici si definisce un’ampia gamma di interventi psicologici, cognitivi, motori, ambientali rivolti ai pazienti, nonché interventi di supporto-counselling per i caregiver. L’impiego di NPT come prima scelta di trattamento è raccomandato da numerose Linee-Guida di associazioni scientifiche come l’AIP (Associazione Italiana di Psicogeriatria), Associazioni di Famigliari e opinioni di gruppi di esperti. Tuttavia, questi interventi sono lontani dall’essere trasferiti nel mondo reale e nella pratica clinica come standard assistenziali. Infatti, sia negli ospedali che nelle RSA si preferisce, o si è costretti dalle “circostanze”, ricorrere agli interventi farmacologici, peraltro privi di qualsiasi supporto scientifico consolidato e gravati da effetti collaterali severi. La scelta degli psicofarmaci rispetto agli interventi non farmacologici è troppo spesso favorita da molte motivazioni: a) mancanza di personale addestrato in grado di erogare gli NPT; b) mancanza di supporto finanziario per gli NPT; c) mancanza di chiare Linee-Guida riguardanti tempi e dosi degli NPT; d) pregiudizi sull’efficacia degli NPT rispetto all’intervento farmacologico. Gli interventi non farmacologici sono oggi molteplici e vanno scelti in base al profilo cognitivo-comportamentale-funzionale, al livello di gravità del deterioramento cognitivo delle persone con demenza, nonché in base alle caratteristiche dei familiari. La complessità dei sintomi presenti nelle persone con demenza impone la regola che non esiste una soluzione facile per ogni condizione, pertanto gli approcci devono essere elaborati ed erogati su misura rispetto agli specifici bisogni del paziente e della famiglia. Per quanto attiene agli approcci rivolti alla persona con demenza, la stimolazione-training-riabilitazione cognitiva gode del supporto di evidenze scientifiche nel rallentare la progressione della malattia. Molti altri NPT, però, possono essere utilizzati nella pratica clinico-assistenziale con successo:

  • Terapia della reminiscenza (recupero delle esperienze passate)
  • Terapia della validazione (per le persone con demenza moderata-severa che credono di vivere in epoche precedenti della propria vita)
  • Terapia della presenza simulata (impiego, per esempio, di audio con registrazione di voci familiari)
  • Aromaterapia (impiego di oli profumati)
  • Musicoterapia
  • Tecniche di rilassamento
  • Stimolazione elettrica transcranica a corrente continua (TDCS) (stimolazione elettrica cerebrale non invasiva capace di indurre cambiamenti funzionali nella corteccia cerebrale) 

Indubbiamente l’ambiente, inteso sia fisicamente che come relazioni ed organizzazione delle attività giornaliere, riveste molta importanza nella vita delle persone con demenza e dei loro caregiver. Adattamenti ambientali (che usano i colori, le segnaletiche, la modulazione dei rumori, la musica, l’organizzazione delle attività giornaliere) consentono di ottenere miglioramenti significativi. 

Nonostante l’importanza della stimolazione cognitiva e degli altri NPT nel trattamento dei pazienti con disturbi cognitivi, gli ospedali oggi scarsamente forniscono questo tipo di servizio. In quanto neuropsicologa, credo fermamente nelle potenzialità cliniche del mio lavoro ed inviterei tutti voi, esperti e non, a contribuire insieme a me al cambio di modalità di trattamento dei pazienti con disturbi cognitivi.

Fermare la malattia? oggi si può!

Migliorare il profilo cognitivo dei pazienti? oggi si può! 

Nei diversi studi in cui ricevo (vedi Contatti) possiamo intraprendere  questo innovativo percorso di trattamento. 

 

 

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