Malattia di Parkinson: deficit cognitivi e depressione

Data la sovrapposizione clinica, neuropsicologica e neuropatologica tra la Malattia di Parkinson con Demenza e la Demenza a Corpi di Lewy, si è reso necessario individuare arbitrariamente nell’intervallo temporale che lega la comparsa di parkinsonismo e di demenza il criterio principale distintivo tra le due entità: la diagnosi di DLB (Demenza a Corpi di Lewy) dovrebbe essere posta quando la demenza si manifesta prima, contemporaneamente o entro 1 anno dall’esordio del parkinsonismo.

Il termine DLB (Demenza a Corpi di Lewy) fu coniato solo nel 1996 su impulso del gruppo di Newcastle upon Tyne per definire quella categoria di pazienti in cui sintomi e neuropatologia differivano dalla Demenza di Alzheimer (AD) e dalla demenza vascolare. Nello stesso anno il DLB Consortium ne pubblicò i criteri diagnostici, presto adottati in tutto il mondo e revisionati nel 2005 da McKeith e colleghi. Da allora, la condizione ha guadagnato un interesse sempre più diffuso ed è riconosciuta oggi come la seconda forma più frequente di demenza degenerativa dopo l’AD. Nella DLB tipicamente si verificano fluttuazioni del livello di attenzione nel contesto di un progressivo deterioramento cognitivo che comprende disturbi esecutivi, dell’attenzione, disturbi della memoria (specie di richiamo) e delle abilità visuo-spaziali. Tale profilo neuropsicologico è simile a quello che caratterizza la Malattia di Parkinson con Demenza (PDD). Nella PDD la demenza si manifesta prevalentemente nelle fasi avanzate della Malattia di Parkinson ma alterazioni cognitive settoriali e limitate sono rilevabili fin dall’esordio, in assenza di una ricaduta sull’autonomia personale e lavorativa del soggetto.

Nonostante la Malattia di Parkinson (MP) sia nota principalmente come disordine del movimento, essa è senza dubbio una patologia complessa in cui alle caratteristiche motorie si accompagnano, e talvolta precedono, alterazioni di tipo non motorio e neuropsichiatrico in grado di incidere negativamente sulla qualità di vita, sull’aderenza alla terapia e sulla prognosi del paziente. La depressione, che spesso non viene riconosciuta, rappresenta il più frequente dei cosiddetti sintomi non motori. Interessante è l’ipotesi secondo cui la depressione possa non soltanto essere un sintomo precoce di malattia, ma addirittura un fattore di rischio allo sviluppo della stessa. Ad esempio, uno studio comprendente 371 pazienti con MP ha dimostrato una maggior frequenza di depressione rispetto alla popolazione generale nei 2-5 anni precedenti alla diagnosi di MP; tuttavia tale dato non veniva confermato quando si prendeva in considerazione un arco di tempo superiore ai 5 anni suggerendone in realtà un ruolo di sintomo prodromico piuttosto che di fattore di rischio (Aarsland D et al., Nature reviews. Neurology 2011). Dal punto di vista clinico sono state individuate alcune differenze tra i sintomi depressivi nella popolazione generale e nei pazienti con MP; nello specifico, i pazienti con MP sembrano riferire più raramente sensi di colpa o di impotenza mentre presentano più frequentemente tendenza all’anedonia e difficoltà di prendere decisioni. Complessivamente i pazienti con MP presentano inoltre un rischio di suicidio inferiore rispetto alla popolazione generale. Da notare come non sempre sia semplice riuscire a distinguere sintomi propriamente depressivi da quelli presenti in corso di MP: il rallentamento psicomotorio, le alterazioni cognitive (come il deficit attentivo), i disturbi del sonno, l’astenia e l’affaticabilità si riscontrano frequentemente in pazienti con MP indipendentemente da un substrato depressivo. Inoltre, è importante, anche da un punto di vista terapeutico, distinguere sintomi depressivi da altri sintomi della MP quali l’apatia o il disturbo d’ansia, altresì frequenti in corso di MP. La diagnosi di depressione in corso di MP, come dimostrato dall’elevata percentuale di casi non diagnosticati, necessita pertanto di un attento e mirato colloquio con il paziente e spesso anche con i familiari; pur basandosi formalmente sui criteri elencati nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), può essere agevolata nella pratica clinica dall’utilizzo di appositi questionari che, sebbene in genere non specifici per la malattia di Parkinson (quali la Geriatric Depression Scale, l’Hamilton Disease Rating Scale o la Montgomery Asberg Depression Rating Scale) possono talvolta favorirne il riconoscimento anche delle forme più lievi.

Substrato neuropatologico della depressione in corso di MP:

  • alterazioni anatomiche a livello del sistema limbico, specialmente amigdala e ippocampo (possibile alterato controllo dei meccanismi di processamento delle emozioni)
  • alterazioni a livello della corteccia prefrontale, sia orbitofrontale che dorsolaterale
  • alterazioni del sistema dopaminergico: riduzione di dopamina a livello del nucleo caudato
  • alterazioni del sistema noradrenergico: degenerazione del locus coeruleus (principale struttura noradrenergica cerebrale) e riduzione delle efferenze noradrenergiche e dopaminergiche che dal tronco encefalico raggiungono il sistema limbico
  • alterazioni del sistema serotoninergico
  • sembra che anche le alterazioni riguardanti il sistema colinergico possano influire sullo sviluppo di depressione in pazienti con MP, in particolare se è presente un certo grado di decadimento cognitivo
  • neuroinfiammazione
  • livelli plasmatici inferiori di fattori neurotrofici, quali il Brain- Derived Neurotrophic Factor (BDNF)

Il trattamento dei sintomi depressivi nella Malattia di Parkinson deve essere valutato e differenziato sulla base delle caratteristiche del paziente, facendo attenzione ad eventuali comorbilità, alla tipologia dei sintomi riferiti ed alla severità degli stessi. In alcuni casi, specie in presenza di una sintomatologia marcata o particolarmente interferente sulla qualità della vita del paziente, è raccomandato un approccio multidisciplinare coinvolgente varie figure specialistiche (psicologi, psichiatri, neurologi,…).

Così come la MP, anche i parkinsonismi si accompagnano di frequente a sintomi depressivi.

Cosa prevede il trattamento a 360° del paziente con Malattia di Parkinson, parkinsonismo o Demenza a corpi di Lewy?

  • Neurologo -> terapia farmacologica per trattamento degli aspetti neurologici e neuropsichiatrici
  • Neuropsicologo ->sostegno psicologico, valutazione neuropsicologica (per valutare presenza ed entità dei deficit cognitivi), riabilitazione cognitiva (intervento non farmacologico in presenza di deficit cognitivi), TDCS (elettrostimolazione cerebrale)
  • Scrambler Therapy (trattamento del tremore)

 

Dott.ssa Federica Cincio

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